Si diffonde il Bitcoin

Pubblicato: 19 dicembre 2013 in News

La creazione e manipolazione di denaro è il principale humus sul quale cresce il mondo degli affari finanziari-bancari, parte integrante del sistena capitalistico.

Una banca che possiede un milione di dollari può prestare con l’interesse che meglio le aggrada non soltanto quel bitcoinmilione ma altri dieci o venti. E’ come se avesse il potere di dare vita a del denaro inesistente, creando nel contempo debiti (a carico di governi, aziende e persone). Il tutto attraverso la semplice digitazione di somme (ecco il denaro virtuale) sullo schermo di un computer e trasferendolo sui conti correnti di chi riceve il prestito ed è obbligato al pagamento di interessi. Se quell’interesse non sarà pagato, la Banca espropria beni materiali concreti che il debitore eventualmente possiede.

Le Banche mettono così in circolazione un denaro astratto, mitico, virtuale, il cui quantitativo può dare l’impressione, matematicamente parlando, della esistenza di un boom economico oppure di una depressione quando venisse a mancare quel flusso di denaro… Così (altrettanto avviene nel mondo delle Borse) i mercati finanziari e bancari spostano miliardi e miliardi di dollari e di euro, i quali hanno una esistenza puramente fittizia, elettronica, attraverso bonifici, carte di credito e strumenti complessi appositamente creati per truffare i clienti. I famosi “derivati” tuttora in pena circolazione.

Si può quindi creare artatamente un periodo di generale euforia, una “bolla” finanziaria che però esplode fragorosamente quando si tratta di saldare, da parte di chi li ha ottenuti, i prestiti precedentemente concessi dalle Banche che ne reclamano la restituzione. Allora ci si accorge che manca liquidità monetaria poiché montagne di denaro fittizio sono crollate; scompare quel denaro virtuale col quale si drogava lo stesso “sviluppo” economico (produzione gonfiata di merci per bisogni anche superflui e per un consumo altrettanto gonfiato… a credito); denaro che ora ritorna al nulla da cui era stato apparentemente tratto in vita.

Ed ecco ora (da qualche mese se ne parla sempre più su stampa e TV) fa la sua comparsa il Bitcoin, la valuta elettronica, la moneta del web. Non si tratta di una novità poiché è da un po’ di tempo che aumenta la circolazione nel mondo di valute dichiaratamente virtuali. Si tratta di una moneta “crittografata” acquistabile su Internet con moneta tradizionale, senza alcun riferimento ad una istituzione centrale, nessun minimo valore intrinseco e con fluttuazioni in totale liberta. C’è quindi anche un tentativo di svincolarsi dagli attuali schemi finanziari: una volatilità assoluta, sotto il dominio di un sistema informatico certamente a rischio, e soprattutto di un mercato che “crea e distrugge” al tempo stesso quella fragile fiducia che ancora fino ad oggi tiene in vita il Bitcoin.

 Si costruisce un castello di bit pronto a implodere; il suo cambio col dollaro sale e scende da un giorno all’altro: si va da un cambio a 230 dollari in aprile fino ad un balzo a 600 dollari; altre ricadute per poi toccare punte addirittura che vanno dai 914 ai 1094 dollari… Oscillazioni che fanno di questa “nuova valuta del popolo” (così qualcuno la spaccia) un’altra potenziale bolla pronta a deflagare da un momento all’altro. Col pericolo di fallimenti e improvvise chiusure delle piattaforme elettroniche che lanciano e scambiano questi valori virtuali; valori che dipendono esclusivamente dalla fiducia dei consumatori di quel particolare strumento.

Nell’ombra (ma già qualcosa di inquietante è venuto alla luce) si nascondono transazioni anonime illegali allarmando polizie e servizi segreti; la conversione dei Bitcoin in valuta nazionale o viceversa avviene liberamente; niente tasse e, a quanto sembra, una circolazione già notevole anche se – si dice – con un suo limite fissato alla fonte.

Si presenta per essere usato nelle transazioni commerciali ed inoltre è chiaramente esposto anche al “rischio tecnologico” di attacchi informatici che potrebbero in pochi secondi far crollare il suo “valore” a zero. Gia si segnala qualche assalto ai servizi offerti in Rete e qualche furto di Bitcoin a danno degli utenti. Insomma, un gioco d’azzardo fatto diventare di moda e che si espande generando un saliscendi dei suoi scambi e delle manovre che lo circondano. Per chi si illude di trovarsi di fronte ad una nuova “riserva di valore”, queste oscillazioni sono sintomatiche delle speculazioni e di chi, attraverso la Rete, sorveglia e gestisce le transazioni e le emissioni di Bitcoin.

Sembrerebbe fra l’altro un ottimo sistema per il riciclaggio di denaro sporco (già sarebbero stati confiscati alcuni milioni di dollari di Bitcoin impiegati nel traffico di merci illegali e per affari mafiosi). Il che non impedisce che lo si spacci per un “bene rifugio” post crisi; già è stato lanciato un fondo di investimento col portafoglio composto unicamente di Bitcoin.

A parte il fatto che tutto le monete sono diventate oggi “virtuali” e si confrontano fra di loro nella prevalente forma di bit, il Bitcoin si presenta non come un emissione statale bensì come la creazione di un software “da pari a pari”, con chiavi criptate. Una specie di “gioco” durante il quale si moltiplicano i computer che generano Bitcoin, formando una Rete super potente. E mentre la finanza americana e cinese segue con attenzione gli spostamenti in corso (circola la notizia che buona parte dei movimenti monetari in Cina sia rappresentata da cifre in Bitcoin), l’illusione di in capitale monetario che si autonomizza, rompendo lacci, laccioli e controlli “democratici” d’ogni tipo, viene mantenuta ancora a galla. Ma il mare è in tempesta…

 Davice Casartelli

(17 dicenmbre 2013, http://www.leftcom.org)

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