La Cecenia e il fondamentalismo islamico

Pubblicato: 26 giugno 2013 in News

Il jihadismo come lo conosciamo oggi, con le sue reti di finanziamento globali e con i suoi legami a Al Qaida sono però recenti. Vi è, infatti, una distinzione storica da fare tra la Prima e la Seconda guerra Cecena.

Il 31 ottobre 2006, il principale organo della stampa separatista cecena, ChechenPress, annuncia un messaggio di Dokucecenia “Dokka” Umarov, presidente dell’Ichkeria (nome originale della regione, essendo “Cecenia” il nome dato dai russi), anche conosciuto con il nome di Dokka Abu Usman. Questo messaggio riportava l’annuncio della creazione di un nuovo stato: “L’Emirato del Caucaso”, entità virtuale avente come obiettivo quello di raggruppare tutta la regione del Caucaso settentrionale in un unico stato musulmano, mediante l’uso della forza e del fondamentalismo religioso.

 

Dichiarato fuorilegge dalle autorità russe, Dokka Umarov ha continuato a manovrare contro Mosca, organizzare attentati (l’attentato alla metro di Mosca nel marzo 2010, l’attentato all’aeroporto internazionale di Mosca Domodedovo) e rappresenta ancora oggi, insieme al gruppo armato del “Fronte del Caucaso”, uno dei leader più attivi nel variegato panorama politico legato all’indipendentismo ceceno.

 

L’Islam in Cecenia ha sempre offerto un rifugio ideologico contro l’invasore russo. In effetti, la storia dell’Islam come forma di resistenza alla Russia risale fino all’inizio del XIX° secolo, quando la Russia zariste decise di invadere la regione una volta per tutte. Nel 1828, l’Imam sunnita Ghazi Muhammad fonda il primo Imamato del Caucaso, che unisce le regioni della Cecenia, del Dagestan e dell’Ingushetia. Quest’imamato combatté i russi fino al 1864, quando gli ultimi combattenti giurarono fedeltà allo zar di tutte le Russie. In compenso questa resistenza offrì nei decenni successivi un’ispirazione ideologica forte: fu la lotta dell’Islam contro l’invasore infedele. Ad esempio, oltre ai quattro diversi Imam che condussero la lotta contro i russi, vi fu anche un’altra figura importante: quella del combattente Shamil con le sue truppe di montanari. Shamil, infatti, ripreso ancora oggi come punto di riferimento dai mujahidin odierni e dallo stesso Dokka Umarov, si oppose militarmente ai russi fino al tardo 1859 conducendo una lotta leggendaria.

 

Durante l’invasione tedesca nel 1942, le popolazioni musulmane del Caucaso del Nord videro nei nazisti un alleato ideologico contro il bolscevismo. Molti furono i ceceni, i dagestani e gli ingusci che combatterono volontari nelle Waffen SS. Fu tra l’altro questa stretta collaborazione che causò la deportazione, a guerra finita, di quasi un milione di ceceni e altrettanti ingusci da parte del regime sovietico.

 

Il jihadismo come lo conosciamo oggi, con le sue reti di finanziamento globali e con i suoi legami a Al Qaida sono però recenti. Vi è, infatti, una distinzione storica da fare tra la Prima e la Seconda guerra Cecena.

 

La Prima guerra Cecena (1994 – 1996) fu infatti combattuta dai nazionalisti ceceni sotto il comando dell’allora presidente della repubblica federale cecena, Dzhokhar Dudayev. Ovviamente questi nazionalisti erano musulmani (come la gran parte del popolo ceceno), ma l’ideologia dietro la lotta non aveva nulla a che vedere con la creazione di un “grande Emirato Islamico”. Fu però durante questa guerra che le prime milizie islamiche fondamentaliste s’inserirono pian piano nel territorio. Affluendo da molti paesi arabi, i primi mujahidin arrivarono proprio durante questa guerra, e nel caos generale s’immischiarono nei combattimenti. Anche se questa guerra fu scatenata dalle milizie nazionaliste di Dudayev, è durante quest’ultima che apparsero i primi gruppi legati al Jihad globale.

 

La Seconda guerra Cecena (1999 – 2006) fu tutta un’altra storia. Una volta impiantati nel territorio, queste “gemiaat” (confraternite), ricevendo fondi, uomini e armi dall’Arabia Saudita, ebbero il tempo di organizzarsi. Si organizzarono cosi efficacemente, che furono proprio loro a scatenare la seconda guerra cecena, invadendo la vicina repubblica del Dagestan con una forza di 2.000 uomini al comando di Al Khattab, wahabita carismatico e veterano della guerra in Afghanistan contro i russi.

Oggi l’Islam riunisce, intorno ai suoi valori e ai suoi obiettivi ideologici (creazione di un grande Emirato Caucasico contenente tutta la regione del Caucaso settentrionale, imposizione della Sharia come sorgente di diritto), la gran parte delle rivendicazioni indipendentiste. Molti sono i gruppi di combattenti (presenti non solo in Cecenia ma anche nelle repubbliche confinanti), costruiti intorno alla religione. Anche se la “fine” della operazioni contro il terrorismo furono ufficialmente terminate nel 2009, ancora oggi la rete delle “gemiaat” è presente sul territorio della martoriata Cecenia

Roberto Saverio Caponera

(26 giugno 2013  http://www.lintellettualedissidente.it )

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