Voltafaccia atomico di Obama

Pubblicato: 23 aprile 2013 in News

 Nello «storico» discorso di Praga del 2009, il presidente Obama dichiarava che gli Stati uniti faranno passi concreti verso un mondo senza armi nucleari, rafforzando il Trattato di non-proliferazione E lo stesso Pentagono nel 2010 s’impegnava a ridurre il numero degli ordigni atomici e a non svilupparne di nuovi. Ora però Obama, Nobel per la pace e al suo secondo mandato, ha fatto una «inversione a U nucleare»: lo scrive il giornale britannico Guardian, fornendo importanti dettagli.
Sulla scia del discorso di Obama, la Germania e altri membri europei della Nato (Belgio, Lussemburgo, Norvegia e Olanda) – avevano proposto il ritiro delle armi nucleari Usa dall’Europa, ritenute inutili dopo la fine della guerra fredda. Ma alcuni stati dell’Est di recente entrati nella Nato  hanno  bloccato la proposta, con l’argomentazione (sicuramente «suggerita» da Washington) che ciò indebolirebbe l’impegno statunitense a «difenderli contro la Russia».
Sono così rimaste in quattro paesi europei della Nato –Germania, Italia, Belgio, Olanda – e in Turchia circa 200 bombe nucleari tattiche  (con gittata inferiore ai 5500 km) del tipo B61. Come abbiamo sempre sostenuto sul manifesto, non si tratta di residuati bellici della guerra fredda, ma di armi nucleari mantenute in efficienza e pronte ad essere ammodernate. Lo conferma il nuovo piano: gli Stati uniti spenderanno 11 miliardi di dollari per ammodernare queste bombe nucleari.
Le B61 saranno trasformate da bombe a caduta libera in bombe «intelligenti», vale a dire a guida di precisione: grazie a una nuova sezione di coda saranno guidate sull’obiettivo da un sistema satellitare, probabilmente integrato da uno laser. In tal modo potranno essere sganciate a grande distanza dall’obiettivo (oltre 80 km). Le nuove bombe nucleari a guida di precisione, ciascuna con una potenza di 50 kiloton (circa il quadruplo della bomba di Hiroshima),  saranno particolarmente adatte ai nuovi caccia F-35 – tanti rivendicati dall’ammiraglio-ministro del governo tecnico Giampaolo Di Paola – progettati per penetrare attraverso le difese nemiche e dal «banale» costo per il bilancio italiano, che prevede di acquistarne 90, di oltre dieci miliardi di euro.
Secondo una stima al ribasso, nel nostro paese ci sono 70-90 bombe nucleari statunitensi, stoccate ad Aviano e Ghedi-Torre. Ma esse potrebbero essere molte di più e stoccate anche in altri siti. Tantomeno si conosce quante armi nucleari sono a bordo delle unità della Sesta flotta e altre navi da guerra che approdano nei nostri porti.
Lo spiegamento delle armi nucleari statunitensi in Europa è regolato infatti da accordi segreti, che i governi non hanno mai sottoposto ai  rispettivi parlamenti. Quello che regola lo schieramento delle armi nucleari in Italia stabilisce il principio della «doppia chiave», ossia prevede che una parte di queste armi possa essere usata dalle forze armate italiane sotto comando Usa. A tal fine – rivela il rapporto U.S. Nuclear Weapons in Europe, pubblicato dal Natural Resources Defense Council – piloti italiani vengono addestrati all’uso delle bombe nucleari nei poligoni di Capo Frasca (Oristano) e Maniago II (Pordenone).
In tal modo l’Italia, facente parte con gli Usa del «Gruppo di pianificazione nucleare» della Nato, viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari. Per di più, nel 1999, l’allora premier premier D’Alema sottoscrisse, senza sottoporlo al parlamento, un accordo sulla «pianificazione nucleare collettiva» della Nato in cui si stabilisce che «l’Alleanza conserverà forze nucleari adeguate in Europa».
La pericolosità dell’arsenale nucleare in Italia consiste non solo nel numero di ordigni qui depositati,  ma nel fatto che il nostro paese viene ad essere agganciato alla pericolosa strategia statunitense. Sono in fase di realizzazione bombe nucleari in grado di penetrare nel terreno e distruggere i bunker dei centri di comando, così da «decapitare» il paese nemico con un first strike, un attacco nucleare di sorpresa.
Chissà, se dopo aver in modo unanime escluso la politica estera dal dibattito politico, i partiti avranno qualche reazione alla notizia dell’ammodernamento dell’arsenale nucleare Usa in Italia. E chissà se i portavoce del Movimento 5 Stelle chiederanno spiegazioni all’ambasciatore Usa David Thorne, loro incredibile interlocutore e sostenitore, magari trasmettendo le risposte in streaming?

Manlio Dinucci    Tommaso Di Francesco


(il manifesto, 23 aprile 2013)

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