Il «dimagrimento» del militare

Pubblicato: 27 febbraio 2012 in News

Anche le forze armate devono subire un «sostanziale dimagrimento»: lo ha annunciato alle commissioni difesa di Senato e Camera il ministro Giampaolo Di Paola. Il governo Monti dimostra così che, di fronte alla crisi, tutti devono fare sacrifici. Dalla relazione del ministro emerge però che essi sono resi necessari non tanto dai tagli di bilancio, quanto dal fatto che le forze armate sono nella condizione di un pugile in soprappeso e poco allenato e devono quindi essere sottoposte a una cura di dimagrimento. Essa prevede la riduzione del personale militare da 183mila a 150mila e di quello civile da 30mila a 20mila, così da ottenere un calo del 30% in 5-6 anni. Ciò farà diminuire la spesa per il personale dal 70% al 50% rispetto a quella totale, permettendo di accrescere le spese per l’operatività e l’investimento. Le forze terrestri, marittime e aeree saranno sottoposte a snellimenti, soprattutto riguardo alle unità pesanti e le difese costiere e aeree. Al termine della cura, le forze armate saranno più piccole ma più efficienti, con meno mezzi ma tecnologicamente più avanzati, «realmente proiettabili e impiegabili», e avranno a disposizione «più risorse per l’operatività». Ciò conferma che è illusoria la promessa del governo Monti di ridurre la spesa militare. Le forze armate, annuncia il ministro, disporranno inoltre di un più efficiente sistema C4I (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer & Intelligence), che permetterà loro di integrarsi più strettamente nelle operazioni Usa/Nato, e di più forze speciali e unità di intelligence. In tale quadro, è «irrinunciabile» disporre della più avanzata componente aerotattica, basata sul caccia F-35 Joint Strike Fighter, che, garantisce Di Paola, è il migliore. L’Italia, che ha finora investito nel programma 2,5 miliardi di euro, ne acquisterà 90 invece che 131. Il ministro non quantifica però il costo complessivo. Non può farlo perché il prezzo dell’aereo non è ancora definito: si può comunque stimare in circa 10 miliardi di euro per 90 velivoli, cui si aggiungerà una cifra analoga per l’acquisto di un centinaio di Eurofighter Typhoon. L’F-35, il cui costo operativo sarà superiore a quello degli attuali caccia, comporterà inoltre più alte spese, dovute agli ammodernamenti che subirà non appena entrato in uso.  In compenso però, spiega un comunicato ufficiale, l’aeronautica disporrà di «un velivolo multi-ruolo con uno spiccato orientamento per l’attacco aria-suolo, stealth, cioè a bassa osservabilità radar e quindi ad elevata sopravvivenza, in grado di utilizzare un’ampia gamma di armamento e capace di operare da piste semi-preparate o deteriorate». Un velivolo che permetterà «operazioni di proiezione in profondità del potere aereo», offrendo inoltre «un ottimo supporto ravvicinato alle forze di superficie». In questa descrizione tecnica c’è la rappresentazione delle future guerre di aggressione cui l’Italia parteciperà. Oggi, spiega il ministro Di Paola, «la difesa dell’Italia e degli italiani si fa non solo e non tanto sulle frontiere, ma piuttosto a distanza, là dove le minacce nascono e si alimentano». Occorre, a questo punto, un aggiornamento dell’art. 52 della Costituzione, precisando che è  sacro dovere del cittadino la difesa della Patria «a distanza».

 Manlio Dinucci

(il manifesto, 21 febbraio 2011)

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