Saverio Ferrari: “La destra muta pelle, ma Resistenza e Costituzione piacciono ai giovani”

Pubblicato: 29 novembre 2011 in News

A colloquio con l’autore di “Fascisti a Milano” (Bfs Edizioni), nonché direttore dell’Osservatario democratico sulle nuove destre, che nella giornata di ieri ha presentato il suo ultimo lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche: “Ormai è un fatto l’ingresso di realtà neofasciste nel Pdl in maniera diretta, in termini di confluenza o di protezione. Esiste ormai un’identità non solo di interessi, ma ideologica”.

Nella giornata di ieri (lunedì 28 novembre), presso la Facoltà di Scienze Politiche, Saverio Ferrari, direttore dell’Osservatario democratico sulle nuove destre, ha presentato il suo “Fascisti a Milano”. Il libro, di taglio giornalistico, prende le mosse dall’assassinio, rimasto ancora oscuro, del giovane neofascista Alessandro Alvarez, nei pressi di Milano, nel marzo 2000.

In quella vicenda, a cavallo tra estremismo e malavita, furono indagati una serie di personaggi del terrorismo nero. Da qui l’avvio, grazie al supporto di una ricca documentazione giudiziaria, di un viaggio nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato, dalla “banda Cavallini” dei primi anni Ottanta al reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, all’accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997, fino agli anni più recenti, segnati dall’espandersi del fenomeno naziskin, dall’infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l’organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia.

In questo percorso, fino al neofascismo milanese odierno, si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo dell’estrema destra con la Destra istituzionale.

Ne abbiamo parlato con l’autore, Saverio Ferrari.

Ci siamo lasciati circa un anno fa, dicendo che – nonostante tutto – nel nostro paese sussistono forze e risorse per contrastare una deriva fascista nella società e nella politica. Visti anche gli ultimi accadimenti in Italia, mi ribadisce la medesima posizione?

Rispetto un anno fa ci sono state novità significative. Il congresso nazionale dell’Anpi ha evidenziato non tanto un’elaborazione di contenuti nuovi,  ma ha manifestato una spinta al proprio interno che è partita proprio dai più giovani. E’ come se il congresso abbia saputo cogliere una tendenza che era in atto e che si è manifestata pienamente durante le elezioni comunali a Napoli e a Milano, dove una parte del corpo elettorale è stata orientata a sinistra anche per l’ingresso di quote giovanili: a Milano, per esempio, questa spinta è stata a mio avviso determinante. Un movimento di cose che ha avuto e continua ad avere due riferimenti specifici: la Costituzione e la Resistenza. Un solido fondamento antifascista. Siamo rimasti tutti sorpresi da una vittoria elettorale in buona parte frutto di una politica giovanile cresciuta fuori dai partiti e dalle associazioni tradizionali, e per questo composita, fatta di reti, circoli,  centri sociali. Io non so dire se quanto accaduto può avere un valore generale – come spero – ma è accaduto.

E nella destra, intanto, cosa accade in questo momento storico?

Sono in corso più fenomeni. Uno in particolare, che sto seguendo da vicino e che a Milano ha un suo laboratorio, è l’ingresso di realtà neofasciste nel Pdl in maniera diretta, in termini di confluenza o di protezione, di rapporto stretto. Da questo fenomeno, a livello nazionale, rimane fuori solo Forza Nuova, per ragioni legate alla specificità di questa formazione politica. Per rimanere a Milano, durante le elezioni comunali, formazioni di estrema destra facevano campagna elettorale per alcuni candidati del Pdl. Quest’ultimo, dunque, si candida a diventare il contenitore di tutte le destre, privo ormai di qualsiasi discriminante antifascista e con una spiccata assonanza per quanto riguarda alcuni denominatori comuni:  l’opposizione alla società, il rifiuto dell’uguaglianza, il problema di come si considera il rapporto familiare, il respingimento dell’omosessualità, l’opposizione all’idea di una società multietnica, la necessità di modificare la Costituzione, riscrivere la Resistenza, gli anni ’70 censurando tutti gli elementi compromettenti che riguardano l’azione della destra in quegli anni. Insomma, non più solo interessi e convergenze, ma la stessa visione politica.

Nella società si evidenziano attualmente fenomeni di particolare rilievo per quanto riguarda la proliferazione della destra estrema? Una parte del tuo lavoro “Fascisti a Milano” si concentra per esempio sul caso delle curve.

Bisogna fare attenzione quando si parla di rapporto tra tifoserie e destra estrema, soprattutto se ci si riferisce a grandi città. In questi casi  è la malavita a dettare legge, la destra semmai è al rimorchio della criminalità. Anzi, la visibilità politica, per così dire, viene assai limitata da chi conduce i propri interessi economici all’interno della curva. Agli affari non frutta il clamore. Nelle curve sempre più difficilmente si costruisce una militanza politica, anche se nelle piccole città questo è ancora abbastanza vero. Ma in generale dare alle curve un solo “colore” è un errore.

E la novità rappresentata da Casa Pound?

Casa Pound non è ancora un fenomeno nazionale, l’operazione non è del tutto riuscita. In Lombardia, per esempio, è un’esperienza fallita, ridotta a realtà minime e non c’è stata l’intelligenza da parte dei capi romani di portare avanti relazioni con le nuove generazioni in loco. Però, soprattutto nella sua terra d’origine, Casa Pound ha in sé una qualità pericolosissima: è un tentativo di aggregazione giovanile condotta sotto l’ala protettrice del Pdl, e per questo apprezzata dalla destra istituzionale. Non tanto per le novità contenutistiche, ma per le modalità con cui le diverse iniziative vengono portate avanti. Si rispolvera Marinetti, il Futurismo (il turbodinamismo), si cerca di costruire un collateralismo in termini assiociativi che occupi la realtà, si contendono i miti giovanili cari alla sinistra, dando così l’idea di essere una forza anticapitalista, rivoluzionaria. Con la contraddizione evidente, però, di essere anticapitalisti, antistatunitensi, antisionisti e poi stare con il Pdl. Ma Casa Pound parla ai giovani, e questa è una novità.

Insomma, è difficile prospettare in futuro la presenza in Italia di una destra “normalizzata”?

L’esperimento di Fini è fallito, ha vinto chi nel Pdl con tutta evidenza indirizzava la barra in un’altra direzione. Certo, il “capo” ha proseguito con una cerchia di amici, ma gli altri si sono fermati, lanciandosi in un’esperienza “contenitore” con le destre come abbiamo detto prima. Una destra normalizzata? La vedo difficile, per un motivo in particolare. L’Italia nel Dopoguerra è stato il paese dove si è combattuta una guerra a bassa intensità: i fascisti, subito sdoganati, sono entrati addirittura in parlamento. L’Italia è l’unico paese che non persegue per apologia di fascismo. Nessun altro paese europeo ha il “problema” dell’antifascismo. Altrove non è in discussione la memoria antifascista, e le teste rasate sono un fatto di ordine pubblico, ma non hanno nessuna ammissibilità civile, né tanto meno politica. Noi abbiamo avuto una commissione stragi il cui compito è stato scoprire non chi le avesse eseguite, ma chi le avesse coperte. In nessun altro paese europeo è stato così.

danilo soscia

(29/11/11 www.pisanotizie.it)

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