4 Novembre, alcuni dubbi presidente

Pubblicato: 14 novembre 2011 in News

Quest’anno il messaggio del Presidente della repubblica per il 4 novembre, Giornata delle forze armate, è stato tutt’altro che rituale. Credo sia nostro dovere  – scrive Napolitano – non limitarsi alla celebrazione del passato ma guardare al futuro. Quale futuro? Siamo in «una crisi economica di intensità, durata ed estensione senza precedenti», mentre «cresce l’instabilità ed emergono minacce trasversali, con il diffondersi del terrorismo e di movimenti eversivi transnazionali, la caduta di regimi autoritari pluridecennali e l’insorgere di forme antistoriche di radicalismo politico». Siamo in  «una profonda e generale trasformazione dell’ordine internazionale, che mette in discussione le fondamenta del sistema di governance». Parola del presidente.
Su chi e che cosa possiamo fare affidamento in un mondo così pericoloso? «Le Forze Armate italiane – risponde Napolitano – costituiscono un’istituzione di riferimento per il paese e per la comunità internazionale e, con la loro opera, contribuiscono a costruire, insieme agli strumenti militari di stati amici ed alleati, la sicurezza e la stabilità nelle aree più critiche del mondo e lungo le grandi vie di comunicazione, vitali per la libertà dei traffici commerciali». Per queste «superiori finalità» occorre che  «le Forze Armate, malgrado le ridotte risorse finanziarie disponibili, siano poste in condizione di affrontare con crescente efficacia le nuove sfide e le minacce emergenti».
Ci scuserà Napolitano ma, come semplici cittadini, gli dobbiano esternare qualche dubbio. Non saranno mica le stesse potenze occidentali, che hanno provocato la crisi economica, a provocare la pericolosa instabilità della situazione internazionale? Tra le sue cause non c’è il fatto che la Nato, per imporre la sua governance, ha esteso l’area d’intervento dall’Atlantico alle montagne afghane? E non accresce l’instabilità il fatto che sia stata in realtà la Nato a provocare la caduta del regime di Gheddafi, effettuando con i suoi aerei, compresi quelli italiani, 10mila missioni di attacco durante le quali sono state sganciate sulla Libia oltre 40mila bombe? La partecipazione delle forze armate italiane a queste operazioni belliche non costituisce per caso una violazione dell’art. 11 della nostra Costituzione? E come si può sostenere che le forze armate abbiano a disposizione ridotte risorse finanziarie, quando la spesa militare italiana ammonta a 25 miliardi di euro annui, mentre mancano i soldi per dare lavoro ai giovani e per affrontare il dissesto idrogeologico? E quanto sarà costato il concerto del 4 novembre, in cui il maestro Ennio Morricone ha eseguito «Il buono, il brutto e il cattivo» alla presenza del ministro La Russa (che, escluso il primo attributo, non si sa in quale degli altri due si identifichi)? Infine, il fatto che il programma del ministero della difesa per il 4 novembre sia stato pubblicato «in collaborazione con Eni» non vorrà mica dire che dietro la guerra di Libia ci siano i potenti interessi delle compagnie petrolifere?

Manlio Dinucci

(il manifesto, 6 novembre 2011)

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