Il salasso della «war on terror»

Pubblicato: 20 luglio 2011 in News

Qual è il costo economico della «guerra al terrore», che gli Stati uniti hanno lanciato dieci anni fa? Lo ha calcolato l’Istituto di studi internazionali della Brown University (New York). L’invasione dell’Afghanistan nel 2001 e dell’Iraq nel 2003, e la successiva estensione delle operazioni belliche al Pakistan, comportano un costo di circa 4.000 miliardi di dollari. Per avere un’idea di che cosa rappresenti tale cifra, basti pensare che equivale a quanto l’Afghanistan realizza, come prodotto interno lordo, in quasi tre secoli e l’Iraq in oltre mezzo secolo. L’équipe, formata da oltre venti ricercatori, ha calcolato anzitutto la spesa militare diretta, costituita dagli stanziamenti per la guerra che il Congresso ha aggiunto al bilancio del Pentagono: circa 2.000 miliardi di dollari. Tale somma non era disponibile nelle casse pubbliche. E’ stata quindi presa a prestito da banche e organismi internazionali, costringendo però il governo federale a pagare (sempre con denaro pubblico) salati interessi: circa 200 miliardi di dollari in dieci anni. Altri 74 miliardi sono stati spesi, sotto forma di aiuti straordinari, per puntellare i vacillanti regimi messi al potere in Iraq e Afghanistan. La «guerra al terrore» ha inoltre comportato una spesa di oltre 400 miliardi per rafforzare la «sicurezza della patria». A tali spese si è aggiunta quella dell’assistenza ai militari rimasti feriti o invalidi nelle azioni belliche: finora 32 miliardi di dollari. Ma è solo la punta dell’iceberg: i veterani che chiedono assistenza per ferite o invalidità sono oltre un milione. Si calcola che, in 30-40 anni, verranno a costare 600-1.000 miliardi di dollari. E, nonostante l’annunciato piano di diminuire il numero dei militari in Afghanistan e Iraq, sono previsti altri stanziamenti per la guerra: nell’anno fiscale 2012 almeno 118 miliardi, che si aggiungeranno ai 553 del budget del Pentagono. Il costo della guerra salirà quindi ben oltre i 5.000 miliardi di dollari. Aumenta di conseguenza il debito pubblico, che lo stato non è in grado di rimborsare, e gli interessi potrebbero salire a circa 1.000 miliardi nell’attuale decennio. Ciò provoca un aumento dei tassi di interesse (ossia del costo del denaro), che si ripercuote negli Usa soprattutto sui ceti medi: l’anno scorso, a causa dell’aumento dei tassi d’interesse dovuto all’indebitamento per la guerra, gli acquirenti di case hanno visto aumentare i loro mutui ipotecari mediamente di 600 dollari. La guerra ha invece rimpinguato le casse dei contrattisti del Pentagono: la Halliburton è passata in quattro anni da meno di mezzo miliardo a 6 miliardi di dollari di contratti, mentre la Lockheed Martin è arrivata a 29 miliardi in un anno. Grossi affari anche per le compagnie militari private: nel 2003 erano impegnati nella guerra in Iraq più contrattisti che militari. I costi umani, per gli Stati uniti, vengono quantificati in oltre 6mila morti in combattimento e oltre mezzo milione di invalidi.  I civili uccisi in azioni belliche ammontano a 125mila in Iraq, 50mila in Pakistan e Afghanistan. Ma sono stime largamente per difetto: vi sono centinaia di migliaia di feriti e circa 8 milioni di rifugiati che continuano a morire. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore delle grandi democrazie che sono andate a salvarli dalla minaccia del terrorismo.

 Manlio Dinucci

(il manifesto, 12 luglio 2011)

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