Libia, arrivano i Predatori super-armati

Pubblicato: 26 aprile 2011 in News

 Il presidente Obama ha approvato l’uso in Libia dei Predator armati, aerei telecomandati del tipo «hunter/killer» (cacciatore/uccisore): lo ha annunciato il segretario alla difesa Robert Gates. Quelli impiegati nell’operazione «Protettore unificato» appartengono all’ultima generazione dei Predator («predatori»): sono gli MQ-9 Reaper, usati per la prima volta in Afghanistan nel 2007. Il Reaper («mietitore», ovviamente di vite umane), in grado di volare a 15mila metri di quota, trasporta un carico bellico di oltre una tonnellata e mezza, composto soprattutto di missili Hellfire («fuoco dell’inferno»). Il Reaper ne può trasportare 14, in confronto ai due del precedente Predator.

I Reaper decollano probabilmente dalla base di Sigonella, dove è dislocato il personale addetto al rifornimento e alla manutenzione, ma sono guidati da un pilota e da un addetto ai sensori seduti a una consolle nella base aerea di Creech in Nevada. L’aereo possiede sensori all’infrarosso e speciali videocamere che, attraverso la rete satellitare, permettono agli operatori di individuare gli obiettivi. Uccidere manovrando con un joystick un aereo ad oltre 10mila km di distanza è l’ultima frontiera delle tecnologie belliche. «Vedere quei cattivi soggetti sullo schermo e come li mandiamo all’altro mondo, e quindi scendere al fast food per il lunch, è una esperienza surreale», ha dichiarato alla Cnn il cap. Matt Dean, uno dei piloti Reaper della base di Creech. Il problema però è distinguere i «cattivi soggetti» dagli altri: l’impiego dei Predator/Reaper in Afghanistan, Pakistan, Iraq e Yemen è segnato da continui «errori», ossia da stragi di civili scambiati per «terroristi» o «insorti». In Afghanistan, dieci giorni fa, un missile Hellfire lanciato da un Reaper ha ucciso anche dei militari Usa, scambiati per insorti.

In Libia – ha specificato il gen. James Cartwright nella conferenza stampa di Gates al Pentagono – le forze leali a Gheddafi si muovono all’interno di zone abitate per non essere prese di mira dagli aerei Nato. Per questo ora vengono impiegati i Predator, «aerei con capacità uniche, adatte alle aree urbane dove invece i bombardamenti tradizionali possono causare danni collaterali». Non ha però spiegato il generale come si possano evitare «danni collaterali» lanciando con i Predator/Reaper missili Hellfire, le cui testate sono di tre tipi: anticarro, esplosiva a frammentazione e termobarica.

La testata termobarica Agm-114N Metal Augmented Charge, usata per la prima volta in Iraq nel 2005, quando colpisce l’obiettivo diffonde una nube di polvere d’alluminio che provoca una seconda esplosione. Questa produce una pressione tale da creare un vuoto d’aria, che provoca la morte per asfissia di chiunque si trovi nell’area, anche all’interno di edifici o rifugi. L’organizzazione Human Rights Watch la definisce un’arma «particolarmente brutale», poiché «rende praticamente impossibile ai civili trovare rifugio». Così viene realizzato lo scopo fondamentale enunciato nella risoluzione del Consiglio di sicurezza: la «protezione dei civili».

 Manlio Dinucci

(il manifesto, 23 aprile 2011)

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