Nè con Gheddafi nè con la Nato, ma dalla parte del proletariato

Pubblicato: 13 aprile 2011 in News

Volantino per le manifestazioni e le iniziative contro la guerra

Le radici imperialistiche delle operazioni belliche sul territorio libico (per ora) sono più che evidenti, così come evidente è la crisi di quel capitalismo globale che — a salvaguardia degli interessi borghesi e per la conservazione del dominante sistema di sfruttamento e oppressione — sta portando le nostre condizioni di vita a livelli insostenibili.

Gli effetti della mondiale crisi del capitalismo colpiscono le economie Mediorientali e Nord Africane. In pericolo gli interessi, strategici-energetici, delle maggiori potenze imperialistiche, Italia compresa. Il ricorso alle armi (e quali armi!) era inevitabile dietro la maschera ipocrita di “operazione umanitaria”. Possibile una più vasta escalation militare. E quella che si sta svolgendo in Libia — va detto con chiarezza — è anche una guerra civile tra tribù, tra fazioni borghesi, che si contendono una lucrosa esportazione di petrolio al secondo posto di tutto il continente africano, e in presenza di definiti interessi delle potenze imperialistiche

Un’altra preoccupazione (imperialistica, ma non solo) riguarda la possibile estensione della crisi in tutta la penisola arabica (Yemen,Oman, Bahrein) se non addirittura in quell’Arabia Saudita che è attualmente il primo produttore al mondo di petrolio e primo fornitore degli Usa. A quel punto l’imperialismo, non solo Usa, non potrebbe più comportarsi… umanamente!

Al di là delle confessioni religiose (sunniti e sciiti) le borghesie arabe reclamano maggiori poteri per meglio dominare e controllare l’area mediorientale fondamentale per la questione energetica. Il tutto con i due imperialismi d’area (di cui gli “anticapitalisti” — di facciata — non parlano affatto!), cioè l’Iran sciita e l’Arabia saudita che, militarmente, fanno la guardia attorno ad una pentola in forte ebollizione. Uno scenario che nessuno degli imperialismi, già dominanti o in fase di rafforzamento, può ignorare e che, per i propri interessi, deve a tutti i costi “tenere a bada”.

In Libia, incrinatisi gli equilibri fra quella di Gheddafi e le altre tribù del paese — dopo 40 anni di una dittatura che ha elargito poche manciate di dollari appropriandosi del grosso del malloppo “privato” — la gestione della rendita petrolifera si sta imponendo come la vera posta in gioco, dietro le illusorie bandiere della democrazia e della libertà, agitate nei moti di protesta suscitati da masse disoccupate, immiserite, spesso addirittura affamate e senza futuro.

Il nostro deciso NO alla guerra è strettamente collegato ad una ripresa della lotta di classe. Ma occorre la massima chiarezza per una lotta decisamente anticapitalista che faccia della protesta una prima difesa contro gli attacchi del capitale; sarà la base sulla quale si formi la consapevolezza della necessità di unirsi e di organizzarsi con l’obiettivo di una lotta generale, economica e politica, per il superamento definitivo di questa sempre più barbara società. Il tutto sotto la direzione e con il programma per il socialismo che solo il partito del proletariato (e non quelli di false “sinistre” borghesi) ci può dare.

E le masse dei lavoratori e lavoratrici e del proletariato libico in generale? La loro liberazione, non solo dal giogo imperialistico ma da quello imposto loro dalle borghesie nazionali, non dipende affatto dalle richieste — manipolate e strumentalizzate dalle stesse borghesie in vesti di “oppositrici” alle dittature — di libertà e democrazia. Come sempre, queste richieste faranno da migliori involucri politici e ideologici per proseguire i processi di sfruttamento della forza-lavoro ed eventuali cambi del fronte imperialistico. L’infernale giostra di interessi interni e internazionali potrà essere spezzata solo dallo sviluppo di una concreta lotta anticapitalista.

Per questo non ci si deve fare false illusioni: senza la presenza, organizzata a livello internazionale, di una avanguardia rivoluzionaria in possesso del risolutivo programma teorico-politico per il comunismo, avremo altri bagni di sangue offerti in sacrificio al capitale e al profitto che schiavizzano ovunque le masse del proletariato d’Oriente e d’Occidente.

(http://www.leftcom.org)

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