Libia, la Fukushima della guerra

Pubblicato: 4 aprile 2011 in News

Mentre il bastone di comando del «Protettore unificato» (nuovo nome della guerra) passa dalle mani del generale Usa a capo del Comando Africa a quelle dell’ammiraglio Usa a capo della Nato, l’Alleanza atlantica annuncia che il suo scopo è «proteggere i civili e le aree popolate dai civili». Ciò viene fatto lanciando sulla Libia centinaia di missili Tomahawk, in maggioranza con testate a uranio impoverito che provoca disastrosi effetti per la salute e l’ambiente (v. lo studio del prof. M. Zucchetti del Politecnico di Torino su http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/03/articolo/4337/).

I missili vengono lanciati, oltre che da navi, da sottomarini nucleari: tra questi tre statunitensi (Providence, Florida e Scranton) che, transitati da Napoli, usano come base il porto di Augusta. Hanno a bordo reattori nucleari, più pericolosi di quelli che hanno provocato la catastrofe di Fukushima. Dispongono infatti di minori sistemi di sicurezza, sono maggiormente soggetti a incidenti e producono inquinamento radioattivo nel loro normale funzionamento. Questi reattori nucleari, che non otterrebbero la licenza di esercizio dalle autorità civili, entrano invece nei porti italiani.

Altre testate a uranio impoverito sono quelle delle bombe Jdam da una tonnellata. Come documenta il Comando Usa dell’attacco globale, i bombardieri strategici B-2 Spirit che partono dal Missouri per attaccare Tripoli (distante oltre 10mila km) ne portano 15 ciascuno: sganciate a circa 50 km di distanza, le bombe planano sugli obiettivi. Sono usate anche dai bombardieri strategici B-1B Lancer, che partono da Moròn in Spagna per sganciare ciascuno decine di Jdam.

Si aggiungono i proiettili a uranio impoverito, che gli aerei Usa A-10 Thunderbolt (Fulmine) e A-130 Specter (Spettro) impiegano per spianare la strada agli insorti. Il primo ha un cannone Avenger (Vendicatore) a sette canne rotanti da 30mm: spara 3.900 proiettili al minuto, sia a uranio impoverito, sia incendiari ad alto esplosivo. Il secondo, la «cannoniera volante», costituisce il più complesso sistema d’arma aereo del mondo: attraverso sofisticati sistemi di puntamento, spara contemporaneamente con 6 cannoni, tra cui due da 105mm e uno, il Vulcan (Vulcano), che spara 6mila proiettili al minuto.

L’uso dell’uranio impoverito a scopo militare offre molteplici vantaggi:  da un lato, evita la spesa per trattarlo e conservarlo come rifiuto radioattivo dopo che l’uranio è stato usato nei reattori nucleari; dall’altro, permette di costruire testate e proiettili con un materiale a basso costo (pochi dollari al kg). Per di più, esso è molto efficace per costruire testate e proiettili penetranti, che forano cemento armato e corazze e, esplodendo all’interno, sviluppano temperature di migliaia di gradi. Ma è proprio questo a generare il pulviscolo radioattivo che provoca tumori e anche malformazioni nelle generazioni successive. Non è escluso che l’uranio impoverito delle bombe che seminano la morte in Libia provenga anche dai reattori di Fukushima, che seminano la morte in Giappone. Il bastone di comando è sempre quello del «Protettore unificato».

Manlio Dinucci

(il manifesto, 29 marzo 2011)

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