Escalation high-tech in Afghanistan

Pubblicato: 8 gennaio 2011 in News

Alla cerimonia funebre dell’alpino uccico, in cui l’arcivescovo militare ha definito quella in Afghanistan una missione di «umana solidarietà», hanno partecipato i massimi esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Perfetta unanimità da parte di quel mondo politico che, con decisione bipartisan, ha portato i soldati italiani a uccidere e morire in Afghanistan. Che laggiù sia in corso una guerra,  l’establishment e l’apparato mediatico lo scoprono però solo quando vengono uccisi o feriti militari italiani. Il resto è silenzio.

Basta invece scorrere i resoconti ufficiali del Pentagono per avere il quadro reale di ciò che sta avvenendo in Afghanistan. Da quando il presidente Obama ha messo al comando delle operazioni il gen. David Petraeus, sostituendolo lo scorso giugno al gen. Stanley McChrystal che aveva criticato la Casa bianca sulla conduzione della guerra, si è intensificata l’offensiva delle forze Usa/Nato. L’aviazione ha effettuato nel 2010 oltre 30mila operazioni di «appoggio aereo ravviciravvicinato» e, nel secondo semestre, il numero degli attacchi con bombe e missili è raddoppiato a circa 1.000 al mese. Si è intensificato anche l’uso degli aerei senza equipaggio, in particolare gli MQ-9 Reaper armati di missili e bombe a guida laser, controllati da un pilota e da un addetto ai sensori seduti a una consolle a 12mila km di distanza in Nevada. L’aviolancio di rifornimenti per le truppe è quasi raddoppiato, salendo a circa 250mila quintali annui.

Nonostante l’annuncio della Casa bianca di voler ritirare le proprie truppe a iniziare da luglio, si continua a potenziare la base aerea di Bagram: con un personale di oltre 30mila militari (il doppio rispetto a due anni fa), funziona da centro di comando e hub logistico. Lo stesso avviene nella base aerea di Kandahar, per il cui potenziamento la Nato ha stanziato mezzo miliardo di dollari. Comprese quelle minori e gli avamposti, le forze Usa/Nato dispongono in Afghanistan di circa 700 basi, 300 delle quali date in uso alle forze governative afghane.

A Mazar-e-Sharif, nel nord del paese, è in costruzione (con un investimento di 100 milioni di dollari) il quartier generale delle forze per le operazioni speciali, il cui impiego è fortemente aumentato: secondo il bilancio ufficiale, negli ultimi tre mesi hanno ucciso o catturato circa 2.500 «insorti». Per queste operazioni segrete vengono impiegate le più avanzate tecnologie, come gli scanner in grado di individuare una persona dietro una parete o in un sotterraneo.

Il Pentagono sta realizzando allo stesso tempo una schedatura di massa della popolazione, con la tecnica della identificazione biometrica. Lo strumento più usato è uno scanner che fotografa l’iride dell’occhio, già impiegato per schedare la popolazione di Fallujah in Iraq. Sono già stati schedati con questa tecnica circa 400mila afghani, il cui numero salirà a oltre un milione e mezzo entro maggio. Essi vanno ad aggiungersi ai milioni di persone di tutto il mondo (tra cui circa 2 milioni di iracheni) già schedati dal Pentagono, il cui database è tenuto separato da quello dell’Fbi.

Ciascuno viene classificato come amico o nemico degli Stati uniti, affidabile o sospetto. Così, quando viene fermato e il suo occhio scannerizzato, il suo destino è deciso automaticamente dal database del Pentagono.

Manlio Dinucci

(il manifesto, 5 gennaio 2011)

 

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