BILANCIO DEL SUMMIT DI LISBONA

Pubblicato: 23 novembre 2010 in News

L’Europa ingabbiata dagli Usa nella Nato

Nella dichiarazione del summit Nato di Lisbona (20 novembre) si annuncia la creazione di una nuova struttura di comando, più snella ed efficiente. Immutata resta però la gerarchia. Il Comandante  supremo alleato in Europa (Saceur) non può essere un militare europeo. Deve, per regolamento, essere un generale o ammiraglio nominato dal presidente e confermato dal senato degli Stati uniti. Solo dopo, formalmente,  il Consiglio atlantico viene chiamato ad approvare la scelta. L’attuale Saceur è l’ammiraglio James Stavridis, già a capo del Comando meridionale Usa, la cui area di responsabilità abbraccia l’intera America latina.
Lo stesso criterio vale per gli altri comandi chiave dell’Alleanza. Ad esempio, a capo della Forza congiunta  alleata a Napoli c’è l’ammiraglio Sam Locklear III, allo stesso tempo comandante delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali Usa per l’Africa. Poiché tutti questi alti ufficiali fanno parte della catena di comando statunitense, che per loro ha priorità assoluta, anche le forze alleate europee ai loro ordini sono di fatto inserite nella stessa catena di comando che fa capo al presidente degli Stati uniti. Si capisce quindi perché, anche dopo la guerra fredda, l’Alleanza atlantica sia rimasta così importante per Washington.

L’effetto Nato sull’Europa

Per oltre 60 anni, ha sottolineato il presidente Obama nella conferenza stampa al termine del Summit, la Nato si è dimostrata l’alleanza che ha avuto il maggior successo nella storia: essa ha difeso l’indipendenza dei suoi membri e allevato le giovani democrazie in una Europa unita a libera. Questione di punti di vista. Il successo c’è stato, ma soprattutto a vantaggio degli Stati uniti.  Essi sono riusciti a mantenere l’Unione europea, di cui temono la crescente forza economica, sotto la loro tutela politica e militare. Ciò perché i governi europei di ogni segno politico non hanno attuato una politica estera e della difesa diversa da quella degli Stati uniti, ma si sono accodati a loro in cambio di una fetta della torta nell’area di dominio e influenza dell’impero Usa. Come spiega la Commissione europea, la difesa collettiva, in origine di competenza della Ueo, è ora entrata a far parte delle competenze della Nato.
E quelle che Obama definisce le giovani democrazie allevate dalla Nato, ossia i 12 paesi dell’ex-Patto di Varsavia e dell’ex-Urss inglobati nell’Alleanza tra il 1999 e il 2009, sono legate tramite i loro governi più a Washington che a Bruxelles. Ciò ha permesso agli Stati uniti di avere maggiore influenza nella Ue e di estendere la loro presenza militare sul territorio europeo, allargandola verso est, in particolare nelle repubbliche baltiche, in Romania e Bulgaria. E nella dichiarazione del summit si indicano i paesi cui guarda la Nato per un ulteriore allargamento: Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Ucraina, Georgia.
La presa militare Usa sull’Europa si rafforzerà enormemente con lo «scudo» missilistico, che i governi europei hanno ufficialmente accettato al summit di Lisbona. L’intera architettura dello «scudo» (batterie missilistiche mobili, radar terrestri mobili, radar e altri sensori su aerei e satelliti) sarà gestita dal Pentagono nel quadro della sua rete globale di comando, controllo e comunicazioni. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. Il contenzioso con la Russia è tutt’altro che superato dal clima distensivo, creato ad arte al summit di Lisbona, e sarà acuito dall’ulteriore spinta della Nato verso est. L’Europa rischia quindi di trovarsi ancora una volta in prima linea. Per di più, gli Stati uniti potrebbero un giorno usare l’architettura dello «scudo», da loro controllata, per mettere i paesi europei in allarme su un imminente attacco missilistico (ad esempio da parte dell’Iran) e giustificare così la necessità di un attacco preventivo. Soprattutto a questo è destinato lo «scudo», concepito per proteggere le forze militari proiettate in aree esterne al territorio della Nato.
Questa – ha chiarito al summit il premio Nobel per la pace Barack Obama – resterà un’alleanza nucleare e gli Stati uniti manterranno un efficiente arsenale nucleare per assicurare la difesa di tutti i loro alleati.  Ciò significa che gli Usa manterranno le loro bombe nucleari tattiche in Europa e useranno il suo territorio quale base avanzata delle loro forze strategiche nucleari.   

L’Italia a stelle e strisce
Ancora più critica diverrà la situazione del nostro paese nel quadro del nuovo concetto strategico, varato dal summit di Lisbona.  Acquisterà ulteriore importanza il quartier generale della Forza congiunta alleata a Napoli, che nel 2011 si trasferirà da Bagnoli a Lago Patria in una nuova sede di 85000 m2, con un personale di 2.100 militari e 350 civili. Aumenterà anche l’attività del Comando marittimo alleato e delle Forze navali Nato di supporto e attacco, i cui quartieri generali sono a Napoli, e del Corpo di spiegamento rapido Nato di Solbiate Olona (Varese). A Sigonella entrerà in funzione il sistema Ags, il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico non per la difesa del territorio dell’Alleanza, ma per il potenziamento della sua capacità offensiva fuori area, soprattutto in quella mediorientale. A tutto questo si aggiungeranno i missili e altri componenti dello «scudo» Usa e l’Hub aereo militare di Pisa, che sarà messo a disposizione della Nato.
Sarà allo stesso tempo potenziata l’intera rete delle basi Usa. Da quella aerea di Aviano, dove probabilmente saranno concentrate tutte le bombe nucleari Usa in Europa, a quella di Vicenza, base della 173a brigata aviotrasportata e dello U.S. Army Africa (Esercito Usa per l’Africa). Da Camp Darby, la base logistica che rifornisce le forze terrestri e aeree Usa, a quella aeronavale di Sigonella, dove si trova uno dei due centri di rifornimento della U.S. Navy fuori dal territorio statunitense. Nella stessa base vi è una delle tre stazioni terrestri delle  telecomunicazioni spaziali della U.S. Air Force e, nella vicina Niscemi, entrerà in funzione il sistema Muos di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione della U.S. Navy.
Contemporaneamente, sulla scia della strategia Usa/Nato, le forze armate italiane sono impegnate in 27 operazioni militari internazionali, dall’Afghanistan alla Georgia, dall’Iraq al Libano, dal Congo ad Haiti. E vengono dotate di nuovi sistemi d’arma (come il caccia F-35), adatti alla proiezione di forze. Con una spesa militare che fagocita denaro pubblico: 25 miliardi di euro annui, che andranno aumentati per adeguarsi al nuovo concetto strategico della Nato.

Tommaso Di Francesco   Manlio Dinucci

(il manifesto, 23 novembre 2010)

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